0
0,00  0 prodotti

Nessun prodotto nel carrello.

Tony Effe: uno specchietto per le allodole

20.12.2024

La censura attuata a Roma verso i cantanti della festa del Capodanno è una arma di distrazione di massa per coprire censure ben più sostanziose.

Una società in stato di minorità (nel senso kantiano del termine) che ha smarrito il proprio spirito critico ed etico, incapace di stabilire autonomamente cosa valga di più e cosa valga di meno, si ritrova costretta a censurare ciò che il buon senso comune, in epoche più normali, avrebbe già di per sé naturalmente evitato o posto ai margini del discorso culturale e artistico. Questo stato di cose ha finito per creare una serie di “finestre di Overton” che stanno aprendo la strada a un ricorso sistematico alla censura, spesso accettata come misura di buon senso e sovente attuata con modalità grossolane che alimentano dibattiti che, in realtà, non meriterebbero tanto clamore.

Il meccanismo si basa su una dinamica perversa che prevede l’introduzione deliberata di un’estetica trash e volutamente bassa, pompata artificialmente sui canali mediatici e nel mercato artistico. Tale estetica, apparentemente venduta come frutto di uno spirito libero e provocatorio, in realtà funge da base giustificatoria per la creazione di strumenti repressivi, presentati come necessari per arginare il degrado culturale.

In una società sprovvista degli anticorpi culturali per discernere il bello dal brutto si genera un terreno fertile per l’adozione di misure repressive che limitano la stessa libertà che si proclama di difendere. Dietro questa dinamica si cela un gioco ben orchestrato: manipolare la morale collettiva attraverso falsi conflitti che non rispondono alle reali esigenze del corpo sociale.
Si introducono, surrettiziamente, nel dibattito pubblico prodotti pseudo-ribelli (come i Maneskin) o icone pseudo-sovvertitrici (come Elodie), progettati per simulare una dialettica che in realtà è artefatta mentre il vero pensiero critico, quello che pone domande profonde e radicali, viene sistematicamente escluso ed espulso dall’orizzonte del visibile. Esso non trova spazio nei principali media e viene relegato ai margini del dibattito pubblico al fine di renderlo innocuo.
La rappresentazione del dibattito intorno alla libertà di espressione, diventa allora una messa in scena controllata, mirata a consolidare l’esistente e a disinnescare il dissenso autentico.

Nell’era della guerra non si possono tollerare punti di vista divergenti ma, allo stesso tempo, succedendo questo nell’ambito di stati basati sul culto dell’ideologia democratica, occorre salvaguardare la parvenza di democraticità pur spogliandola di significato.

Il dibattito sulla censura, a Roma, del cantante con testi orribili ma innocui, viene sovradimensionato per dare poco, o nessun rilievo, a censure più sostanziali che avvengono in contemporanea: mi riferisco ad esempio al minacciato blocco del conto corrente di testate dissenzienti (come Visione TV) e ad atti gravissimi come annullamento delle elezioni democratiche dal risultato non gradito ai potenti (come in Romania).

Inoltre, nell’era dei social media, l’illusione della libertà di espressione si scontra con il controllo iper-centralizzato operato dagli algoritmi. Questi ultimi filtrano i contenuti in funzione di una narrazione utile al sistema, lasciando emergere solo ciò che è funzionale al discorso dominante.

Ciò che è veramente radicale, ciò che potrebbe mettere in discussione lo status quo, viene quindi respinto e disinnescato dall’agorà digitale e mediatica. In questo contesto, la censura non si manifesta solo come proibizione esplicita, ma anche come sottile shadow banning nel quale si applica la selezione sistematica di ciò che deve essere visto e ciò che deve rimanere nascosto.

Il dibattito fittizio sulla libertà di espressione sembra sempre più strutturato per mantenere le persone all’interno di confini strettamente controllati e diretta a far schierare con odio su questioni minori e inoffensive, come il capodanno romano.
Finché le persone non riacquisteranno la capacità di servirsi della propria intelligenza senza la guida di un altro, coltivando il proprio spirito critico ed estetico, sarà necessario riconoscere e affrontare le trappole della manipolazione al fine di recuperare uno spazio autentico di confronto e di pensiero libero.

Ultime news

27.04.2024
Ensemble Viator
linkedin facebook pinterest youtube rss twitter instagram facebook-blank rss-blank linkedin-blank pinterest youtube twitter instagram