Nelle crepe del presente: le ali.
L’epoca del covid, con tutto quello che ha implicato (lockdown, obblighi di tutti i tipi, greenpass, etc…) ha segnato una militarizzazione delle nostre vite e delle nostre società. E’ stato un preludio alla espansione, nel tessuto collettivo, del sistema della guerra. In questo senso il virus era un nemico da combattere con una mobilitazione patriottica mettendo simbolicamente a capo un generale. Chi non si adeguava e non obbediva ciecamente alle prescrizioni o solo le metteva in dubbio ragionevolmente, veniva bollato come un reietto della società che meritava di essere legalmente discriminato, fosse egli uno qualunque o perfino uno stimato, fino ad allora, premio Nobel. Si sono sperimentati con successo epiteti ed etichette usate come armi per spegnere il dissenso: tutte tecniche retoriche di controllo tornate utili negli anni successivi.

Infatti si trattava solo di un preludio per tutto quello che sarebbe seguito dopo (dal 24 febbraio 2022) : l’irruzione della guerra guerreggiata nelle nostre vite, una economia di guerra con l’aumento dei costi dell’energia e dell’inflazione, il pericolo concreto del conflitto atomico in Europa e la normalizzazione della logica di sterminio contro un’intera popolazione.
Il covid ha marcato una discontinuità nella quale le classi dirigenti dell’occidente hanno svelato la sostanziale ipocrisia celata dietro a valori che sono stati sistematicamente distrutti nella loro credibilità: gli ossimori della scienza usata come dogma per sorvegliare e punire, il riarmo come strumento di pace, il genocidio come pratica legittimata in nome del diritto di difesa e così via.
Tutto questo, da una parte minoritaria ma sempre più significativa dell’umanità, è vissuto come un ambiente irritante e insopportabile che spinge all’espulsione. E' come se ci si trovasse in un corpo morto in stato di putrefazione, è come se fosse il bozzolo sericeo di una crisalide che diventa man mano inospitale e costringe il bruco, ormai trasformato in farfalla, ad uscire per prendere il volo.
I tempi e i modi con cui ogni singolo vive questo processo e percepisce questo senso di inadeguatezza sono diversi, ma è come se vari eventi epocali stiano contribuendo a creare questo movimento dal quale non si può tornare indietro.
Occorre frequentare luoghi più elevati che permettano di osservare questo mondo in disfacimento con prospettive più ampie altrimenti si rimane in basso con orizzonti troppo angusti che ci precipitano nella depressione e nella paura.
Cercheremo di avere tanta fiducia e costanza raccogliendo le piume, che ogni tanto perdono gli stormi di passaggio sul nostro labirinto all’aperto, e per crearci un paio d’ali per provare a volare sulle correnti, oggi sempre più impetuose, della storia. (M.L.)