GERUSALEMME: ASCOLTARE IL SACRO
GERUSALEMME: ASCOLTARE IL SACRO
https://youtu.be/uAsBanZeBIY
In questi giorni in cui a Gerusalemme è impedito di entrare nei luoghi sacri, forse possiamo avvicinarci al sacro in un altro modo, più intimo e universale: attraverso l’ascolto. Vi propongo allora di affidarvi al più misterioso dei sensi, l’udito. Questo che condivido è il paesaggio sonoro di una passeggiata che ho fatto qualche anno fa nella città di Gerusalemme, attraversando la sua parte più antica. Un cammino che inizia da Jaffa Gate, prosegue verso il Santo Sepolcro, sfiora l’ingresso della Spianata delle Moschee e si conclude davanti al Muro Occidentale.
Un percorso breve, eppure densissimo. Non tanto per ciò che si vede, ma per ciò che si ascolta. Perché l’udito è, tra tutti i sensi, quello che più ci avvicina a una dimensione profonda, quasi mistica. A differenza della vista, che delimita, separa e mette a fuoco, l’ascolto ci avvolge, ci attraversa, ci rende parte di ciò che accade. Il suono arriva da ogni direzione, anche da ciò che non possiamo vedere. È invisibile, e proprio per questo sembra appartenere a un’altra dimensione. Attraversa muri, distanze, corpi. Ci raggiunge anche quando non lo cerchiamo. È una presenza continua, silenziosa e potente.
Ascoltare significa entrare in relazione. La musica, le voci, i rumori di una città come Gerusalemme – così stratificata, così carica di storia e di fede – non sono semplici suoni: sono tracce di vita, di preghiere, di lingue diverse, di invocazioni che si intrecciano. Sono memoria e presenza insieme.
L’udito ha un accesso diretto all’interiorità. Basta un suono, una melodia, una voce, per risvegliare emozioni profonde, ricordi lontani, sensazioni che non sapevamo più di avere. È un senso che non passa dal filtro della razionalità: arriva subito, tocca qualcosa di essenziale. E poi c’è un aspetto ancora più antico. L’udito non si spegne mai. È attivo anche nel sonno, come una sentinella. Ci tiene connessi al mondo, vigili, presenti. È uno dei nostri sensi più primitivi, radicato in una dimensione profonda dell’essere umano.
Buon cammino!!!
Michele Lobaccaro