
Provo in questo articolo a mettere a confronto due opere molto significative del panorama musicale moderno nate quasi contemporaneamente in due punti lontani ma che hanno avuto un profondo impatto e continuano ad essere molto significative per milioni di persone. Il confronto è un pretesto per mettere in risalto dettagli, estetici, psicologici, artistici e storici che possono aiutare a sviluppare un gusto più ampio e con meno pregiudizi, precondizione necessaria per un dialogo profondo tra culture.
Tra le opere musicali più ipnotiche e monumentali del Novecento, Shine On You Crazy Diamond dei Pink Floyd e Alf Leila wa Leila di Umm Kulthum sembrano appartenere a universi inconciliabili. Da un lato la Londra post-psichedelica degli anni Settanta, attraversata da sintetizzatori, alienazione e rock progressivo; dall’altro il Cairo nasseriano, con le sue orchestre orientali, il culto del tarab e la poesia araba moderna. Eppure, ascoltando attentamente queste due composizioni, emergono sorprendenti consonanze profonde: entrambe sono costruite sulla dilatazione del tempo, sulla trance emotiva, sull’evocazione di un’assenza e sulla capacità della musica di trasformarsi in esperienza quasi rituale.
Le due opere nascono in momenti storici differenti ma ugualmente traumatici. Alf Leila wa Leila appare nel 1969, appena due anni dopo la devastante sconfitta araba del 1967. L’Egitto di Gamal Abdel Nasser viveva una profonda crisi identitaria e morale. La voce di Umm Kulthum rappresentava allora una forma di ricostruzione simbolica del mondo arabo: un luogo emotivo condiviso capace di restituire dignità, nostalgia e continuità culturale.
Shine On You Crazy Diamond, pubblicata nel 1975, nasce invece nell’Europa disillusa del dopo-utopia hippie. Dopo il trionfo di The Dark Side of the Moon, i Pink Floyd si trovavano immersi in una crisi esistenziale aggravata dall’assenza di Syd Barrett, il fondatore del gruppo, consumato da fragilità psicologica, isolamento e abuso di sostanze. La canzone diventa così una lunga elegia per un amico perduto e per la fine dell’innocenza psichedelica degli anni Sessanta.
Il brano Alf Leila wa Leila (“Mille e una notte”) nacque dall’incontro di tre figure fondamentali della cultura egiziana: la voce di Umm Kulthum, i versi del poeta Morsi Jamil Aziz e la composizione del grande musicista Baligh Hamdi. Quest’ultimo era già considerato un innovatore capace di introdurre nella musica araba elementi orchestrali moderni senza tradire la tradizione modale orientale. Negli anni Sessanta, Baligh Hamdi stava trasformando il linguaggio della canzone egiziana: ritmi più dinamici, aperture melodiche influenzate anche dalla musica occidentale, uso teatrale delle introduzioni orchestrali e un’attenzione quasi cinematografica alla costruzione emotiva.
È straordinario osservare come entrambe le opere siano costruite sulla memoria di un’assenza. In Umm Kulthum, l’assenza è quella dell’amore impossibile, dell’istante che vorrebbe durare “mille e una notte”. Nei Pink Floyd è l’assenza concreta e dolorosa di Syd Barrett. Ma in entrambi i casi la musica non descrive direttamente ciò che manca: lo evoca lentamente, come un’apparizione.
Dal punto di vista formale, le analogie sono sorprendenti. Entrambe le composizioni rifiutano la struttura breve della canzone popolare e si sviluppano invece come grandi suite emotive. Alf Leila wa Leila supera spesso i quaranta minuti nelle versioni dal vivo; Shine On You Crazy Diamond arriva a ventisei minuti distribuiti in nove movimenti. La durata non è un eccesso estetico, ma il cuore stesso dell’esperienza.
Molti musicologi arabi hanno sottolineato che il tarab — quella forma di estasi collettiva tipica della musica araba classica — nasce proprio dalla ripetizione, dalla lentezza e dalla variazione continua. Curiosamente, gli studiosi anglosassoni del progressive rock descrivono in modo simile l’esperienza floydiana: immersione sonora, sospensione temporale, trance contemplativa.
La gestione del tempo musicale rappresenta forse la similitudine più profonda. Entrambe le opere iniziano lentamente, quasi rifiutandosi di “cominciare”. L’introduzione di Alf Leila wa Leila costruisce un’attesa ipnotica fatta di archi orientali e aperture melodiche progressive; Shine On You Crazy Diamond apre con lunghi accordi sospesi, sintetizzatori cosmici e note rarefatte di chitarra. In entrambi i casi l’ascoltatore viene gradualmente trascinato dentro uno spazio mentale.
Eppure le differenze restano radicali.
La musica di Umm Kulthum nasce da una cultura profondamente orale e improvvisativa. Ogni esecuzione dal vivo era diversa. La cantante modulava continuamente le frasi in risposta alle reazioni del pubblico, che gridava “Allah!” o “Ya salam!” quando raggiungeva il culmine emotivo. Il concerto diventava un dialogo vivo fra cantante e ascoltatori.
I Pink Floyd, al contrario, costruiscono un’esperienza più introspettiva e tecnologica. L’estasi non nasce dall’interazione vocale col pubblico ma dalla stratificazione sonora dello studio: sintetizzatori EMS, riverberi analogici, sovraincisioni, effetti spaziali. È una trance elettronica e contemplativa, non comunitaria nel senso tradizionale arabo.
Anche il rapporto con la voce è opposto. Umm Kulthum domina totalmente la composizione: la voce è il centro assoluto dell’universo musicale. L’orchestra serve a preparare, sostenere e amplificare la sua interpretazione. Nei Pink Floyd, invece, la voce è quasi secondaria rispetto all’atmosfera strumentale. Lunghissime sezioni di Shine On You Crazy Diamond sono prive di canto: la memoria di Syd Barrett viene evocata soprattutto dalla chitarra di David Gilmour e dalle tastiere di Richard Wright.
Vi è poi una differenza fondamentale nel rapporto con il sacro. In Umm Kulthum, anche l’amore profano assume una dimensione spirituale. La tradizione araba del tarab deriva storicamente anche dalla recitazione coranica e dalla poesia mistica sufi: la voce deve trasportare l’ascoltatore fuori dal tempo ordinario. In Shine On You Crazy Diamond, invece, la spiritualità è laica e cosmica: nasce dall’eco dello spazio, dalla malinconia dell’universo, dalla perdita dell’identità individuale nella vastità sonora.
Eppure, paradossalmente, entrambe le opere generano lo stesso effetto: la sospensione del tempo.
Diversi critici francesi hanno osservato che sia Umm Kulthum sia i Pink Floyd costruiscono una “musica dell’attesa”. Non vi è fretta narrativa. La bellezza emerge dalla ripetizione, dalla dilatazione, dalla permanenza nell’emozione. In un’epoca contemporanea dominata dalla velocità digitale, entrambe le opere appaiono quasi sovversive.
Esistono anche sorprendenti parallelismi biografici. Syd Barrett e Umm Kulthum rappresentano due miti opposti della modernità musicale. Barrett è il genio frantumato, l’artista dissolto dalla propria fragilità mentale; Umm Kulthum è invece il controllo assoluto, la disciplina ferrea, la sovrana della scena araba. Eppure entrambi hanno generato attorno a sé una dimensione quasi sacrale. Barrett è diventato il fantasma romantico del rock occidentale; Umm Kulthum la voce eterna del mondo arabo. Forse il punto più sorprendente è che entrambe le composizioni trasformano il dolore in architettura sonora. Alf Leila wa Leila prende la nostalgia amorosa e la rende universo poetico infinito; Shine On You Crazy Diamond prende la perdita di Syd Barrett e la trasforma in cattedrale cosmica del rock progressivo.
In fondo, le due opere condividono la stessa intuizione: la musica più grande non è quella che racconta semplicemente una storia, ma quella che modifica la percezione del tempo e della memoria. Umm Kulthum lo fa attraverso la voce e il tarab; i Pink Floyd attraverso l’elettricità e lo spazio sonoro. Ma in entrambi i casi l’ascoltatore entra in una dimensione sospesa, dove l’assenza diventa presenza e la durata diventa eternità.
di ML

Anima Mundi
Regia di Alessandro Abba Legnazzi
Durata: circa 20 minuti
Nell’ambito di OffiCinema Valtrompia, progetto di educazione all’immagine e media education promosso dall’Associazione Culturale Neverland, giovedì 21 maggio alle ore 20.30 presso il Teatro Cinema di Sarezzo (BS) sarà proiettato Anima Mundi, documentario breve prodotto dal Festival Dòsti 2025 con il co-finanziamento del Comune di Brescia.
Il film racconta l’esperienza dell’Orchestra Interreligiosa Dòsti, nata a Brescia e diretta artisticamente da Michele Lobaccaro: musicisti di culture e fedi diverse costruiscono attraverso la musica un linguaggio comune, trasformando il dialogo interreligioso in una pratica concreta di ascolto, convivenza e armonia.
Un racconto intenso e attuale, dove suoni, gesti e relazioni diventano simbolo di una comunità fondata sul rispetto reciproco e sulla valorizzazione delle differenze. ![]()
![]()


E se oltre a Fratello Sole benedicessimo anche Sorella Ombra? Uno spettacolo che avvicina in maniera delicata e originale il poverello d’Assisi.
GERUSALEMME: ASCOLTARE IL SACRO
https://youtu.be/uAsBanZeBIY
In questi giorni in cui a Gerusalemme è impedito di entrare nei luoghi sacri, forse possiamo avvicinarci al sacro in un altro modo, più intimo e universale: attraverso l’ascolto. Vi propongo allora di affidarvi al più misterioso dei sensi, l’udito. Questo che condivido è il paesaggio sonoro di una passeggiata che ho fatto qualche anno fa nella città di Gerusalemme, attraversando la sua parte più antica. Un cammino che inizia da Jaffa Gate, prosegue verso il Santo Sepolcro, sfiora l’ingresso della Spianata delle Moschee e si conclude davanti al Muro Occidentale.
Un percorso breve, eppure densissimo. Non tanto per ciò che si vede, ma per ciò che si ascolta. Perché l’udito è, tra tutti i sensi, quello che più ci avvicina a una dimensione profonda, quasi mistica. A differenza della vista, che delimita, separa e mette a fuoco, l’ascolto ci avvolge, ci attraversa, ci rende parte di ciò che accade. Il suono arriva da ogni direzione, anche da ciò che non possiamo vedere. È invisibile, e proprio per questo sembra appartenere a un’altra dimensione. Attraversa muri, distanze, corpi. Ci raggiunge anche quando non lo cerchiamo. È una presenza continua, silenziosa e potente.
Ascoltare significa entrare in relazione. La musica, le voci, i rumori di una città come Gerusalemme – così stratificata, così carica di storia e di fede – non sono semplici suoni: sono tracce di vita, di preghiere, di lingue diverse, di invocazioni che si intrecciano. Sono memoria e presenza insieme.
L’udito ha un accesso diretto all’interiorità. Basta un suono, una melodia, una voce, per risvegliare emozioni profonde, ricordi lontani, sensazioni che non sapevamo più di avere. È un senso che non passa dal filtro della razionalità: arriva subito, tocca qualcosa di essenziale. E poi c’è un aspetto ancora più antico. L’udito non si spegne mai. È attivo anche nel sonno, come una sentinella. Ci tiene connessi al mondo, vigili, presenti. È uno dei nostri sensi più primitivi, radicato in una dimensione profonda dell’essere umano.
Buon cammino!!!
Michele Lobaccaro

Il 31 marzo a Monopoli avremo con noi un ospite speciale, la nostra carissima amica e grande talento la flautista Giorgia Santoro

“Storie di uomini e di vini” è uno spettacolo che intreccia teatro e musica per raccontare il legame profondo tra l’uomo, la terra e il lavoro.
In scena Pino Petruzzelli insieme ai Radiodervish danno vita alla storia di Dionigi, un vignaiolo che, con passione e tenacia, è riuscito a trasformare una terra difficile in un’eccellenza. Nei momenti che precedono la consegna di un premio importante, Dionigi ripercorre le tappe della sua vita: le sfide, i sacrifici e la forza necessaria per inseguire un sogno.
Ne nasce un racconto intenso che parla di radici, tradizione e speranza, dove parole e musica dal vivo accompagnano il pubblico in un viaggio nella memoria e nella storia di chi lavora la terra.
Venerdì 13 marzo 2026 – ore 20:30
Teatro Monticello – Grottaglie
Biglietti a partire da € 12 disponibili online su vivaticket.it, in tutti i punti vendita Vivaticket e presso l’Infopoint allestito nel Castello Episcopio dal lunedì alla domenica, dalle ore 10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.30 alle ore 18.30.
Comune di Grottaglie

Una nuova esperienza immersiva :
CAMMINANDO TRA MONDI
Con Michele Lobaccaro , Festival Viator. Menti, cuori e corpi sulle Vie Francigene del sudAPSM "Il Tasso" Associazione Promozione Salute Mentale
È un onore per il nostro CSM , per la nostra Biblioteca del Libro Libero CSM Area2 ospitare un evento di tale profondità umana, spirituale, esperienziale!

Venerdì 20 febbraio 2026
H: 21:00 Teatro Rossini di Gioia del Colle
Pino Petruzzelli, Radiodervish
STORIE DI UOMINI E DI VINI
di e con PINO PETRUZZELLI e RADIODERVISH

LOGOS – Dire, pensare, cantare
febbraio Teatro Donna Fugata di Ragusa ore 18.00
con Juri Camisasca e Michele Lobaccaro
e la partecipazione di Giovanni Celestre al pianoforte
LOGOS è un percorso essenziale nella parola come origine, suono e rivelazione. Un incontro tra musica, canto e riflessione in una forma sospesa tra concerto, meditazione e racconto, dove il dire, il pensare e il cantare diventano un unico gesto.
Le composizioni, le improvvisazioni e i testi si muovono tra tradizione spirituale, ricerca contemporanea e poesia, in un dialogo intimo e rigoroso tra due artisti uniti da una profonda affinità umana e artistica. La voce di Juri Camisasca e le trame sonore di Michele Lobaccaro danno vita a uno spazio di ascolto sobrio e raccolto.
Info e prenotazioni: 334 2208186
Ingresso: €15
Mostra meno